Sindrome dell’arto fantasma, il freddo aiuta a soffrire meno

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È una sensazione che spesso i pazienti faticano anche a descrivere. Un arto è stato amputato – a seguito di un incidente di guerra o stradale, ma non mancano i casi legati alle complicanze del diabete – eppure loro continuano ad avvertirne la presenza, se non anche il dolore. La sindrome dell’arto fantasma è una condizione che inizialmente appariva «anomala»: non ci si spiegava come mai si avvertisse la presenza di una parte del corpo nel frattempo rimossa. Oggi il meccanismo che ne è alla base è stato in parte definito, mentre complessa rimane ancora la gestione di questi pazienti. Che presto, però, potrebbero avere a disposizione una nuova opportunità.

I SISTEMI MESSI A PUNTO DALLA MEDICINA

La sindrome dell’arto fantasma viene definita dalla comunità scientifica come una condizione dovuta a una errata «riorganizzazione» da parte del cervello, che non riesce a «escludere» la parte ormai rimossa dagli schemi motori e sensitivi che definiscono le mappe corticali. In realtà i meccanismi che lo determinano potrebbero non esaurirsi qui. Alla base della sensazione anomala ci sarebbe infatti anche una scarica dei nervi periferici amputati a seguito dell’intervento, che renderebbero stimoli lievi percepibili come eccessivamente dolorosi. L’unica cosa che appare certa è il dato epidemiologico. La sindrome dell’arto fantasma può svilupparsi in una quota compresa tra il 53 e l’85 per cento dei pazienti che vanno incontro a un’amputazione nell’anno successivo all’intervento. La manifestazione clinica è definita: bruciore intenso e fitte lancinanti nella zona interessata dalla procedura chirurgica.

COME INTERVENIRE

Finora i pazienti sono stati trattati con farmaci analgesici che, a dosi diverse, vengono utilizzati anche per controllare le crisi epilettiche. Queste molecole – dosate da uno specialista in terapia del dolore – interagiscono con i recettori degli amminoacidi eccitatori e inibitori che si trovano nel cervello e nel midollo spinale. In alcuni casi può essere impiantata una piccola pompa sottocutanea in grado di rilasciare gradualmente il farmaco. Ma i risultati, complessivamente, non possono essere definiti soddisfacenti. Inutile è anche la somministrazione di antinfiammatori. Da Vancouver, dove s’è tenuto l’ultimo congresso mondiale di radiologia interventistica, giunge però notizia di un nuovo approccio rivolto a questi pazienti.

UNA NUOVA OPPORTUNITA’?

La crioablazione – il trattamento con il freddo dei fasci di fibra nervosa interessati dall’amputazione – s’è rivelata una tecnica promettente e in grado di migliorare la qualità della vita delle persone affette dal dolore dell’arto fantasma. A presentare lo studio gli specialisti della Emory University (Atlanta), che sono intervenuti con la crioablazione a livello del moncone – ovvero l’ultima estremità del corpo su cui è avvenuta l’amputazione – su venti pazienti. Durante il trattamento, una sonda è stata inserita sotto pelle per abbassare la temperatura (25 minuti) e interrompere la scarica nervosa. I ricercatori hanno chiesto ai pazienti – prima del trattamento, una settimana e un mese e mezzo dopo – di giudicare il livello di dolore attraverso una scala che variava da uno (non doloroso) a dieci (molto doloroso). Prima di sottoporsi alla crioablazione, la soglia media era fissata a 6,4. Mentre al «giorno 45» lo stesso valore ammontava a 2,4. Si tratta di un primo riscontro, ma i ricercatori andranno avanti perché considerano elevate le potenzialità di un simile trattamento. Nei soli Stati Uniti sono quasi duecentomila le amputazioni effettuate ogni anno.

[Fonte http://www.lastampa.it/2016/06/15/scienza/benessere/sindrome-dellarto-fantasma-il-freddo-aiuta-a-soffrire-meno-PDPM6pIGXOmNvIfbybwSMJ/pagina.html]